Ma si può? A 23 anni potersi “permettere” (mettiamo tra virgolette che tanto significa che paga paparino) una casa tutta per sè; fare almeno tre viaggi all’anno, anche di un mese, in giro per il mondo; non lavorare; essere iscritti all’università, dire in giro che si è studenti universitari ma non sapere nemmeno cos’è un esame; poter avere qualsiasi cosa, dalle auto agli animali, dalla domestica al ragazzo più bello disponibile in circolazione…e ancora avere il coraggio di lamentarsi?
Ho discusso prima con una mia ex compagna di università che, appena tornata da un viaggio di un mese tra Cambogia, Vietnam e non so dove altro, ha pure avuto l’idea di tirare fuori di nuovo la questione della “ignoranza dell’italiano medio”. Secondo lei l’italiano si distingue evidentemente dai turisti di altre nazionalità perchè le vacanze, i viaggi italiani solitamente si consumano nelle tre/quattro località tipiche delle mete turistiche dei nostri connazionali: mare, spiaggie, resort e robe simile. Secondo lei l’italiano medio è appunto ignorante in quanto preferisce limitarsi a questi viaggi da quattro soldi piuttosto che viaggiare per un mese in nuove mete.
Dopo di questa sua uscita, io, appoggiata da un altro ragazzo, le ho fatto notare che a molti italiani mancano i soldi e che magari potrebbe essere una buona motivazione.
La sua risposta è stata “Se uno vuole davvero fare un viaggio, i soldi sono il suo ultimo problema” aggiungendo che “ma si, se tutti fanno questo ragionamento allora è meglio che stiano chiusi in resort e alberghetti” (parola più, parola meno).
E allora ditemi se non è normale che saltino i nervi dopo sparate del genere. Io, ovviamente, non sono capace di stare zitta e le ho risposto (anche qui, parola più, parola meno): “Innanzitutto non credo sia giusto fare di tutta l’erba un fascio. Il problema tu lo vedi nell’ignoranza dell’italiano medio. Io invece lo vedo nei soldi. E’ dalle superiori che lavoro e da quando sono all’università non ho mai fatto nemmeno un qualcosa che possa chiamarsi viaggio in quei posti che dici tu. Se per questo nemmeno un viaggio in senso lato. Niente. Perchè non me lo posso permettere, perchè i soldi che prendo lavorando devo usarli per mantenermi l’università e non vado di sicuro a chiederli ai miei genitori che non sono benestanti e non mi possono pagare tutti quei viaggi che vorrei farmi. Ok, a certi italiani manca lo spirito d’avventura e preferiscono star chiusi in resort o quant’altro per evitar di far fatica, per avere tutte le comodità. Però hai mai pensato che magari lavorano pesantemente tutto l’anno per farsi soltanto qualche giorno di relax? E poi considera anche quelli che un viaggio vorrebbero farselo ma non possono. Per loro, come a me, i soldi non sono l’ultimo problema, anzi.“
Ma magari lei non sa nemmeno cosa voglia dire “preoccuparsi di arrivare alla fine del mese“.
A volte mi chiedo se non sono io troppo cinica, troppo negativa, troppo cattiva. Non lo so. Ma è che quando sento certa gente parlare così non ce la faccio a fare finta di niente. Non ce la faccio perchè non ho mai potuto permettermi un sacco di cose e quelle che ho, le ho perchè ho lavorato sodo. E non lo dico perchè ho manie di protagonismo, di vittimismo o di eroismo. Sono soltanto stata cresciuta dai miei genitori, due splendide persone, che anche in mancanza di tutto, sono riusciti a non farmi mai mancare niente di quello di cui c’era bisogno. E l’hanno fatto senza rubare, senza baciare i piedi di nessuno…semplicemente lavorando, con gli umili lavori che hanno.
Sono solo indignata, perchè a 23 anni non ho una macchina tutta mia, non ho una casa tutta mia e l’unico viaggio fuori dai confini l’ho fatto a Barcellona nella gita di 5a superiore. Sono indignata perchè nonostante non abbia queste cose non mi sono mai lamentata e non ho mai preteso nulla di simile, nemmeno nei momenti di rabbia o di non so che. Ovvio che anch’io vorrei una casa tutta mia, un’auto tutta mia e viaggiare su e giù per il mondo. Ma non posso. Sto zitta.
Ma come sempre finisco per fare “Non vedo, non sento, non parlo”. Tanto, per quel che cambia.
