Quella che non sono

"Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai…"

“La” Grinch, il ritorno

Ed è Natale un’altra volta, un altro anno.
Come avete passato questo bel giorno cari blogger? Babbo Natale/genitori/fratelli/sorelle/nonni/amici/fidanzati-e vi hanno portato ciò che più desideravate?
Io sotto l’albero, fra le decine di regali che ho preparato e impacchettato per la mia famiglia, ho messo anche un regalo che io stessa, da sola, mi sono preparata: un libro/guida del Canada. Chissà che per l’anno prossimo questo possa essere un buon proposito da portare a termine.
Comunque, stavo pensando che non ho mai capito questa convenzione del “E’ Natale, siamo tutti più buoni“. Qualcuno riesce a spiegarmi da dove nasce o perlomeno mi può indicare chi diamine l’ha inventata?
Dico sul serio, che senso ha far finta che tutto sia perfetto per un paio di ore? Se una persona mi sta sulle palle tutto l’anno trovo che la coerenza sia un elemento da non abbandonare. Non è che perché è Natale allora devo fare buon viso a cattivo gioco e augurare “Buon Natale! Ti auguro che sia un giorno sereno!” anche se non me ne sbatte una beata minchia come tale persona lo passerà.
Per non parlare delle famose “buone azioni”. Io faccio volontariato tutto l’anno ma mica vengo a spiattellarlo proprio il giorno di Natale perché “fa così figo”. Buon per chi fa queste buone azioni, ce n’è sempre bisogno: ma almeno evitate di dimostrarlo soltanto oggi.
Chiamatemi pure Grinch al femminile. Non lo so, io adoro lo spirito del Natale (del resto è il mio periodo preferito dell’anno), però troppo spesso lo vedo ridotto ad un semplice giorno di falsi sorrisi e finto buonismo e ciò mi rattrista molto.
Se mi credete io attendo con ansia il Natale solo per poter ascoltare certe canzoni senza sembrare una cretina. Canzoni come questa:

In ogni caso…BUON NATALE A TUTTI VOI CHE MI SEGUITE. E questo lo dico sinceramente, con tutto il cuore.

Quando si dice “Toh, guarda!”

Oh, ho trovato in un vecchio post riletto per caso una delle mie migliori introduzioni:
Sono ancora viva, non temete. Ogni tanto sparisco, mi eclisso e sbuco fuori dal nulla da un momento all’altro, senza problemi e nessun preavviso. Agisco come in una specie di morte apparente in cui non ci sono per nessuno…eppure continuo a sfinire chiunque con la mia presenza. Proprio per questo è una morte apparente. Lo è nelle mie intenzioni, ma non nei fatti, ovvio.
Insomma, che dovevo dire?

Ogni tanto me ne convinco: ho degli sprazzi di genio incredibili.

Dicasi “dottore”, si legga “non è cambiato niente”

Più di tre mesi di silenzio. Stavolta ho davvero battuto me stessa, non lo credevo possibile.
Sono stati tre mesi intensi, fatti di alti e (più che altro) di bassi.
Un resoconto breve e non dettagliato? No dai, questa volta vi risparmio e vi racconto soltanto l’evento principale.
Il 23 settembre ho dato il mio ventinovesimo ed ultimo esame ed il 15 novembre (tra l’altro il giorno del compleanno di mia mamma) mi sono laureata (e qui lo dico: FINALMENTE!) dottoressa in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Gli ultimi mesi di studi sono stati duri, parecchio. Gli esami sembravano non finire più e durante la stesura della tesi i giorni parevano volare, obbligandomi a lavorare su quel dannato elaborato giorno e notte (per la cronaca ho parlato di “La questione sovietica nella diplomazia italiana dalla Rivoluzione Russa alla Guerra d’Inverno”: ebbene sì, sono riuscita ad inserire la Russia persino nella tesi…). Inoltre per tutta la settimana precedente e persino il giorno della discussione ho avuto l’influenza (tanto per ricordare che la sfiga mi segue sempre): nonostante ciò posso dire di essere fiera di me stessa. E’ stata una grandissima emozione, il cuore andava a mille e la voce ogni tanto si è incrinata. E che dire di quando il presidente della commissione, nonché mio relatore, ha detto la fatidica frase: “Signorina, la proclamo dottore in Scienze Politiche…“.
Sarebbe un ricordo perfetto se le mie amiche non avessero deciso di tirare fuori questioni stupide proprio la sera alla festa e rovinarmi tutto. Ma non voglio nemmeno parlarne perché davvero questa cosa non ha nessun senso, se non quello di farmi star male ogni volta che ci penso. E sono stanca di piangere per questo.
Ma insomma, torniamo a cose più positive!
Questa laurea, oltre ad una gran soddisfazione e tanti regali (:D), mi ha portato due grandissime cose: due sogni realizzati.
1) la Canon Eos 500D che sognavo da anni e con cui ora mi scatenerò a non finire.
2) il famoso viaggio a Roma. Al 90% parto venerdì e sto soltanto per il weekend, questa volta almeno (ma è già tanto): necessito proprio di una pausa lontano da tutto e tutti.
Inoltre non posso prendermi troppo tempo dato che ho già iniziato i corsi della magistrale. La scelta è ricaduta su Politica internazionale e diplomazia. O perlomeno, la scelta temporanea dettata dalla fretta di scegliere entro la scadenza in un momento in cui ero troppo presa dalla scrittura della tesi. Soltanto il tempo ed i primi esami confermeranno o smentiranno la mia scelta dato che tra le mie idee più gettonate c’erano anche Bologna o Torino.
Insomma, in pochissime parole, è andata così.
In questo momento la voglia di tornare a scrivere non è ancora ad un livello accettabile, per cui può essere che dopo questo post sparirò per un altro paio di mesi per ricomparire, magari, scrivendovi dall’altra parte del mondo (non si sa mai con me…).
Devo ammettere, però, che mi era mancato scrivere qui: in un certo senso sembra quasi come tornare a casa dopo un lungo viaggio e ciò fa sempre piacere.
Per cui, per ora, posso anche disfare la valigia e godermi un po’ di relax.
;)

 

People moving all the time

Now the sky could be blue
I don’t mind
Without you it’s a waste of time

What do you think of me? Where am I now?

Taci e fai finta di niente. Come sempre.

Ma si può? A 23 anni potersi “permettere” (mettiamo tra virgolette che tanto significa che paga paparino) una casa tutta per sè; fare almeno tre viaggi all’anno, anche di un mese, in giro per il mondo; non lavorare; essere iscritti all’università, dire in giro che si è studenti universitari ma non sapere nemmeno cos’è un esame; poter avere qualsiasi cosa, dalle auto agli animali, dalla domestica al ragazzo più bello disponibile in circolazione…e ancora avere il coraggio di lamentarsi?
Ho discusso prima con una mia ex compagna di università che, appena tornata da un viaggio di un mese tra Cambogia, Vietnam e non so dove altro, ha pure avuto l’idea di tirare fuori di nuovo la questione della “ignoranza dell’italiano medio”. Secondo lei l’italiano si distingue evidentemente dai turisti di altre nazionalità perchè le vacanze, i viaggi italiani solitamente si consumano nelle tre/quattro località tipiche delle mete turistiche dei nostri connazionali: mare, spiaggie, resort e robe simile. Secondo lei l’italiano medio è appunto ignorante in quanto preferisce limitarsi a questi viaggi da quattro soldi piuttosto che viaggiare per un mese in nuove mete.
Dopo di questa sua uscita, io, appoggiata da un altro ragazzo, le ho fatto notare che a molti italiani mancano i soldi e che magari potrebbe essere una buona motivazione.
La sua risposta è stata “Se uno vuole davvero fare un viaggio, i soldi sono il suo ultimo problema” aggiungendo che “ma si, se tutti fanno questo ragionamento allora è meglio che stiano chiusi in resort e alberghetti” (parola più, parola meno).
E allora ditemi se non è normale che saltino i nervi dopo sparate del genere. Io, ovviamente, non sono capace di stare zitta e le ho risposto (anche qui, parola più, parola meno): “Innanzitutto non credo sia giusto fare di tutta l’erba un fascio. Il problema tu lo vedi nell’ignoranza dell’italiano medio. Io invece lo vedo nei soldi. E’ dalle superiori che lavoro e da quando sono all’università non ho mai fatto nemmeno un qualcosa che possa chiamarsi viaggio in quei posti che dici tu. Se per questo nemmeno un viaggio in senso lato. Niente. Perchè non me lo posso permettere, perchè i soldi che prendo lavorando devo usarli per mantenermi l’università e non vado di sicuro a chiederli ai miei genitori che non sono benestanti e non mi possono pagare tutti quei viaggi che vorrei farmi. Ok, a certi italiani manca lo spirito d’avventura e preferiscono star chiusi in resort o quant’altro per evitar di far fatica, per avere tutte le comodità. Però hai mai pensato che magari lavorano pesantemente tutto l’anno per farsi soltanto qualche giorno di relax? E poi considera anche quelli che un viaggio vorrebbero farselo ma non possono. Per loro, come a me, i soldi non sono l’ultimo problema, anzi.
Ma magari lei non sa nemmeno cosa voglia dire “preoccuparsi di arrivare alla fine del mese“.
A volte mi chiedo se non sono io troppo cinica, troppo negativa, troppo cattiva. Non lo so. Ma è che quando sento certa gente parlare così non ce la faccio a fare finta di niente. Non ce la faccio perchè non ho mai potuto permettermi un sacco di cose e quelle che ho, le ho perchè ho lavorato sodo. E non lo dico perchè ho manie di protagonismo, di vittimismo o di eroismo. Sono soltanto stata cresciuta dai miei genitori, due splendide persone, che anche in mancanza di tutto, sono riusciti a non farmi mai mancare niente di quello di cui c’era bisogno. E l’hanno fatto senza rubare, senza baciare i piedi di nessuno…semplicemente lavorando, con gli umili lavori che hanno.
Sono solo indignata, perchè a 23 anni non ho una macchina tutta mia, non ho una casa tutta mia e l’unico viaggio fuori dai confini l’ho fatto a Barcellona nella gita di 5a superiore. Sono indignata perchè nonostante non abbia queste cose non mi sono mai lamentata e non ho mai preteso nulla di simile, nemmeno nei momenti di rabbia o di non so che. Ovvio che anch’io vorrei una casa tutta mia, un’auto tutta mia e viaggiare su e giù per il mondo. Ma non posso. Sto zitta.
Ma come sempre finisco per fare “Non vedo, non sento, non parlo”. Tanto, per quel che cambia.

The reason why…

In questo momento mi sento di non dover essere grata a nessuno, se non a me stessa.
In questo momento mi sento di poter affidamento solo su me stessa.
Da sola sto resistendo.
Da sola sto tenendo duro.
Da sola mi sto facendo forza.
Da sola sto combattendo contro le paure nella mia testa.
E ho capito che in questo mondo l’unica persona di cui ti puoi fidare davvero sei TU. Te stesso.
E poco importa se non sorrido mentre dico questo. E’ che sono stanca di star male a causa di altri.
Si, tutti ti feriranno nella vita e in fondo esiste sempre il perdono…
Ma in questo momento no. In questo momento esisto solo io per me stessa.
E l’unica ragione per cui potrei sorridere sono io.
Io e…
la mia nuova tinta che nemmeno mi piace.
il mio smalto verde.
i miei dolori alla cervicale.
i miei fiori in cortile.
i graffi del mio cane sulle mie gambe.
i miei giri in bicicletta.
la mia, inesistente, buona volontà per studiare.
il mio amore per il sole.
Io e la mia dannata voglia di vita.

All I need is the air I breathe and a place to rest my head.


Do you know where your heart is? Do you think you can find it?

Or did you trade it for something somewhere better just to have it?

Avete presente quelle giornate in cui tutto sembra diventare un piccolo incastro di una catena di disastri? Quando credi che niente possa andare peggio e invece il peggio deve ancora venire? Quando tutto inizia con una piccola incrinatura e finisce con te in lacrime?
Ecco, questo era il mio ieri.
E’ partito tutto con la lite con mia zia e il suo lapsus (?) circa non l’averci avvertito che la data del suo matrimonio (cerimonia civile che loro volevano mantenere in forma molto intima, solo loro due, mia cugina ed i testimoni. Scelta dubbia ma che abbiamo sempre rispettato) era stata rinviata. E gli unici cretini che non sapevano questa news eravamo noi. Lo sapevano cani e porci, persone che non vedevo da anni e che non centrano nulla con noi, lo sapevano persone con cui mia zia era (teoricamente) in lite. Tutti. E noi che le abbiamo sempre dato appoggio incondizionato per questa relazione, al contrario di molti altri…soltanto la figura degli stupidi. Non male come ringraziamento per tutto ciò che abbiamo fatto per loro. Non male per tutte le volte che ho ascoltato lei ed i suoi sfoghi, per tutti i favori (fatti senza chiedere nulla in cambio) che le ho fatto. Non male.
Ieri si è presentata qui dopo essere tornata dalla vacanza/viaggio di nozze in Sicilia (lamentandosi come suo solito. ??????) chiedendomi cosa avessi di strano. E dopo che le ho spiegato, civilmente, il tutto, ha pure avuto il coraggio di dire di essere sicura di averci avvertito più di una volta. Strano: in 4 in famiglia e nessuno che si ricordasse ciò? Mah, avremo tutti problemi di Alzheimer, evidentemente. Altrettando molto civilmente le ho chiesto di uscirsene da casa mia e di tornare soltanto quando i “bei comportamenti” che tanto decanta se li sarà fatti passare, che per ora non ho assolutamente bisogno dei suoi piagnistei e dei suoi “rigiramenti di frittata”.
La prossima volta devo davvero prendere sul serio chi mi dice “Ad essere buoni la si prende sempre in quel posto“.

La giornata no, poi, è continuata con il ritrovamento di alcune mail della mia solita ex migliore amica, che pensavo aver cancellato definitivamente molto tempo fa. Dopo l’accaduto della mattina, ciò è sembrato farmi doppiamente male. Una coltellata, due coltellate, tre coltellate…sempre di più.
Soprattutto perchè erano quelle mail che ci eravamo scambiate proprio quando il nostro rapporto aveva iniziato ad incrinarsi e, pure lei, aveva espresso quella maledetta domanda (che “dal vivo” non aveva mai il coraggio di pormi): “Cosa c’è che non va?
E le sue solite frasi fatte non sono tardate ad arrivare.
Probabilmente è dovuto alle varie delusioni che tu hai avuto nelle amicizie… ma mi sembra che appena ti inizino a mancare dei piccoli riferimenti, tu vada in crisi.” Ma va?!
Non riesco assolutamente ad immaginare che una di loro possa in qualche modo “prendere il tuo posto”!” Le ultime parole famose.
E dove sono finite tutte quelle “Sei più di un’amica. Sei la sorella che ho sempre voluto!“, “Non riesco a pensare ad una vita in cui tu non sia con me.” e via dicendo? Dov’era la verità in tutto questo? Cosa pensava il tuo cuore quando dicevi queste cose?
Cos’è successo alla vacanza che volevamo tanto fare…e in cui tu hai deciso di lasciarmi a piedi per poterla vivere con qualcun’altro? Cosa ci è successo da quella volta?
E perchè ancora ho ancora quella stupida idea di darti un’altra possibilità? Perchè sono ancora pronta a difenderti, a cadere per te? Non c’è davvero niente di nuovo, si sa.

Io non ci capisco più niente, davvero. Sono un fallimento in ogni campo. Sono un fallimento in ogni rapporto affettivo.
Sono così confusa. Perché non riesco a tenermi stretto NESSUNO? Cos’ho che non va?
Mi sembra quasi di essere un soffione, per non essere in grado di resistere al primo colpo di vento e finire per perdere tutti per strada ogni volta.

Everybody’s gotta learn sometimes.

“Aspetta!”
“Che c’è?”
“Non lo so…”
“Che cosa vuoi Joel?”
“Aspetta. Non so. Voglio soltanto che…aspetti. Un po’.”
“Va bene.”
“Davvero?”
“Io non sono un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale. Non sono perfetta.”
“Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te. Non ci riesco.”
“Ma lo vedrai. Ma lo vedrai. Certo, col tempo lo vedrai. E io invece mi annoierò con te e mi sentirò in trappola perchè è così che mi succede.”
“Ok.”
“Ok? Ok.”
“Ok.”

{Eternal sunshine of the spotless mind}

Pensieri estivi Nr.2

Non voglio più essere la seconda scelta di nessuno.
Sono stanca di essere presa in considerazione solo dopo il rifiuto o il passaggio di qualcun’altro. Sono stanca di essere seconda a chiunque: amici, fidanzati, altre ragazze, oggetti…tutto.
Sono stanca di sentirmi inutile, una ruota di scorta. Sono stanca di sentirmi così triste al pensiero che c’é sempre qualcuno che viene prima di me.
Sono stanca, davvero.
Voglio qualcuno che mi voglia. Per prima. Prima di chiunque altro.
Chiedo troppo?
Per una sola volta vorrei essere la prima a cui qualcuno pensa.
Non voglio più essere la seconda scelta di nessuno.
B A S T A.

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