Quella che non sei

"Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che non sei riuscita a dire mai…"

Paragrafi di giorni ormai capitolati 5 febbraio 2010

Archiviato in: Altro — hysteria88 @ 22:58
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Non so se vi rendete conto: siamo già a febbraio, al 5 di febbraio precisamente. E’ già passato più di un mese dall’inizio di questo patetico 2010.
Sembra incredibile, ma il tempo, ora che si è più grandi, che si è passata la soglia dei 20, che si è detto addio alla incivile e spensierata gioventù minorenne, passa così veloce che bisogna rincorrerlo continuamente, senza avere un attimo per fermarsi e respirare. Come se si fosse in una lunga maratona senza fine, dove il tempo è sempre il primo del gruppo, l’irraggiungibile, colui che non si stanca mai, nemmeno dopo anni e anni di corsa senza pausa. Mentre tu sei là dietro, a guardare le sue spalle sempre giovani e forti, e tiri il fiatone, implorando i giudici di poter fare un breve timeout. E’ pazzesco. Non credete?
Comunque, tutto questo per dire cosa? Non ne ho idea.
Effettivamente non volevo iniziare questo post dandogli una lieve vena filosofica. Volevo soltanto aprire il post, e amen.
In poche parole, quello di cui volevo parlare era tutt’altro.

Innanzitutto. Ora che ho progettato il mio viaggio in Canada, mia cugina (la canadese, ovviamente) mi chiama euforica e felicissima, subito dopo aver ricevuto la notizia di essere stata assunta per un lavoro di 2 anni come insegnante in una scuola bilinguistica a Milano.
Ora ci potremmo vedere molto più spesso. Verrò a trovarti almeno una volta al mese, non sei contenta?!
Yuppi… Proprio adesso dovevi ricevere questa proposta? Non potevi aspettare un annetto, no eh?
Della serie “se Maometto non va alla montagna…la montagna va da Maometto“. Peccato che il Maometto della situazione, cioè la sottoscritta, aspirasse a qualcosa di un po’ più avventuroso di un viaggio di 3 ore e mezzo in treno. Sarà…
Sia chiaro. Sono immensamente contenta, su questo non ci sono dubbi dato che potrò vederla molto di più, fintantochè resterà qui almeno. Però intanto, lei viene qui e io non intenzione di stare ad aspettare che ritorni a casa. Quindi io prenderò il suo posto DI LA’.
E magari ci resto due anni pure io…

Altra pagina: ho iniziato il lavoro. Punto.

Ah. Mia mamma sta iniziando ad avere le travecole. L’altra sera, mentre si accingeva ad uscire dalla doccia (notare che era mezzanotte e mezza ormai: è il suo passatempo), dice di aver sentito qualcuno bussare alla porta del bagno che dà direttamente verso l’esterno.
Secondo lei era proprio qualcuno che batteva contro il vetro. Ma forse deve ancora capire che la caldaia, che si trova proprio lì nel bagno, ormai ha 20 anni ed è normale che ogni tanto batta i suoi ultimi colpi. E soprattutto non si rende conto che pure il suo udito ha perso qualche colpo in questi ultimi anni.
Ah, ma lei dice “No, non era la caldaia, ne sono sicura. Non sono impazzita“. No mamma, certo che no. Stai soltanto perdendo qualche colpo pure tu…

Poi, ho appurato che passare un’intera mattinata a fissare esseri umani dalle più disparate caratteristiche, bloccati in code chilometriche in posta e in banca non è il massimo. Soprattutto considerando che quell’intera mattinata persa a fissare gente imbufalita per i ritardi della burocrazia, lo è stata per il solo motivo di scucire altri soldi per rifornire le casse dell’Università, beh, è ancor più frustrante. E soprattutto se quei soldi risparmiati dopo giorni e giorni di duro lavoro, arrivano alla modica cifra di 710€ e se ne andranno a riempire le tasche di un Ateneo PUBBLICO.
In ogni caso, non so se ci avete mai fatto caso, quando fate una coda in qualsiasi ufficio pubblico, alle persone che vi stanno attorno. Alle loro espressioni, ai loro comportamenti, ai loro modi di fare.
Vi possono capitare gli anziani che per ingannare l’attesa snervante iniziano a raccontarvi vita, morte e miracoli della loro gioventù spesa in guerra o al contrario a lamentarsi dell’inciviltà della gioventù di oggigiorno.
Vi possono capitare i tipi strani, da quello che parla da solo a quello dai tic da psicopatico, fino a quello che vi fissa con sguardo omicida convinto che voi vogliate rubargli il posto nella fila (anche se voi avete il numero 2 e lui il 480).
Vi possono capitare le donne vaporose, come le chiamo io. Ossia le donne che, anche se abitano giusto sopra l’ufficio pubblico, scendono vestite, truccate e adornate come se fossero pronte ad andare a ricevere la statuetta dorata dell’Oscar, invece di pagare la bolletta del gas. E per tutto il tempo dell’attesa non fanno altro che atteggiarsi e guardarsi attorno per constatare di avere addosso l’invidia di tutti gli avventori.
Ma potrei andare avanti all’infinito. Credo che potrei dedicare addirittura un post a sè stante a questo argomento. E non c’è che dire: affascinante quanto l’attesa di due ore per poter pagare un bollettino ad uno sportello.

Poi, cos’altro?
Niente, mi accingerò a passare la prossima settimana con una media di 3 ore di sonno a notte. 4 esami in 4 giorni, 3 feste in 3 giorni. Giusto ciò che serve per rigenerare un corpo ben riposato dal tranquillo e placido periodo di sessione d’esame…
Quanto amo l’Università. Decisamente la migliore scelta della mia vita.
E con questo, posso anche stendere un triplo strato di velo pietoso.
Addio popolo!

 

Take me back to the start #6 31 gennaio 2010

Archiviato in: Altro — hysteria88 @ 16:06
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Era da un bel pò che non aggiornavo la mia adorata classifica delle sigle dei cartoni animati versione anni ‘80/’90. Mannaggia!
Rimedio subito riportando alla ribalta uno dei miei miti personali: la bimba figlia del Dio Pollon, figlio a suo volta del Dio Zeus. Di chi sto parlando? Ma ovviamente di Pollon! La prima cocainomane a divenire idolo dei bambini (vedi il talco che non sembra talco ma serve a darti l’allegria..)!
Buona visione!

TAKE ME BACK TO THE START #5

 

E si vive nella speranza di libertà… 31 gennaio 2010

Archiviato in: Chissà... — hysteria88 @ 15:30
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E attendi con infinita e interminabile impazienza l’anno prossimo.

E sospiri in silenzio di riempire, finalmente, quell’enorme valigia che ti aspetta, vuota.

E speri con tutto il cuore di andartene da qui, di lasciarti tutto alle spalle.

E agogni il momento in cui prenderai quell’aereo…e atterrerai finalmente dall’altro lato dell’oceano.

E ripeti continuamente, dentro di te, quasi fosse un mantra: “Manca poco, manca poco, manca poco…

 

Vivi e lascia vivere! 30 gennaio 2010

Archiviato in: Salute mentale — hysteria88 @ 18:03
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Quanto splendido sarebbe il nostro adorato mondo se la gente imparasse a farsi un pò di cazzi propri?
Quanto la nostra esistenza diventerebbe più semplice se la gente evitasse di passare la propria vita a rovinare quella degli altri, soltanto per il gusto di sapere tutto di tutti?
Quanta serenità regnerebbe su questa Terra?
Chissà quante guerre e conflitti si potrebbero evitare.
Chissà quante amicizie, quante famiglie, quanti amori si potrebbero salvare…
Chissà quanto bene staremmo tutti quanti se sparisse questa perenne ostinazione di ficcare il naso nella vita altrui…

 

Before the sundown 28 gennaio 2010

Archiviato in: Chissà..., Cuore, Problemi mistici — hysteria88 @ 23:29
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“Quanto più siamo infelici,
tanto più profondamente sentiamo l’infelicità degli altri;
il sentimento non si frantuma, ma si concentra.”

Caro, amato, adorato Dostoevskij…
Anonimo ricordo di un momento purtroppo fin troppo usuale di una malinconia silenziosa e sofferta in silenzio.
Breve pensiero di qualche istante di raccolta, di raggruppamento di idee.
Il pessimismo che si fa sempre più forte. Sempre più pesante.

E la mia battaglia contro me stessa, invece, che sto quasi vincendo. La forza di riprendere in mano la mia vita, di uscire e farmi forza, di tornare ad essere un pò quella che ero. Ed il mio cuore che si placa, si tranquillizza, si pacifica. Finalmente. Per poco.

La sera quando, mi sciolgo il trucco
riscopro che sono
un pagliaccio anche sotto

E ripensiamo ai due esami di martedì, di cui uno rinviato a data da destinarsi a causa di “elevate iscrizioni e conseguente impossibilità ad esaminare tutti gli iscritti“. Una giornata di nulla passata in università, per nulla, aspettando il nulla. Aspettando un altro esame che, chissà…
E ripensiamo allo stesso giorno, ai fiocchi di neve che candidi e lievi cadevano a terra, mentre li guardavo dalla finestra di un’aula piena, nel bel mezzo di un esame. E i fiocchi di neve che cadevano sui capelli, sul cappotto, su di me…e un bel sorriso, per qualche istante.
E ripensiamo al lavoro a cui non sono stata scelta. Motivazione, non si sa. Su 14 posti disponibili, nemmeno uno è rimasto disponibile per me. E la delusione cocente.
E ripensiamo al lavoro che invece sono riuscita a trovare. E la paura di disturbare e di non esserne all’altezza.
E ripensiamo a quel silenzio che pesa sempre di più. Che sembra non volersene andare, non voler lasciare le nostre vite. Ripensiamo a quella distanza che ogni giorno si fa piano piano sempre più distante, inesorabilmente.
E ripensiamo a certi ricordi, sfumati, confusi.
E ripensiamo a certi sogni, lontani, nebulosi.

Ma mi soffermo su queste parole, chiedendomi se abbia un senso tutto ciò che ho scritto, se esista un nesso tra un capoverso e l’altro, tra una bugia ed una verità…

Ma in fondo io sto bene qua
tra le mie facce e la mia falsità…

 

Non scordare nulla, non scordare la realtà, non scordare la verità 27 gennaio 2010

Archiviato in: Serietà — hysteria88 @ 15:07
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Per non dimenticare…

Per non scordare tutti gli innocenti, ebrei, rom, sinti, omosessuali, diversamente abili, che sono caduti sotto la violenza dell’infida e ignobile mentalità nazi-fascista.
Per non scordare tutti quegli innocenti, Armeni in Turchia, Cambogiani, Ruandesi, Musulmani nell’Ex Jugoslavia, abitanti del Darfur, dissidenti e capri espiatori nei gulag dell’Ex Unione Sovietica, ma ancora tanti, tanti altri – troppi – che hanno perso la vita sotto le idee genocidiare e di pulizia etnica e politica dei loro Governi.
Per fare in modo che altri crimini così mostruosi non debbano mai più macchiare la nostra storia.
Per distruggere definitivamente quella volgare e insensata corrente del negazionismo, per qualsiasi crimine essa si riferisca, creata da ignoranti per distruggere la memoria di percorsi storici che non devono essere nè dimenticati nè cancellati.

Per non dimenticare…

 

Respira, respira, respira… 24 gennaio 2010

Archiviato in: Università — hysteria88 @ 21:22
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Effettivamente c’è una motivazione seria e fondata per cui frequentare l’università sia dannoso per la salute mentale e fisica di un essere umano. Si sa: è decisamente provato che tentare di prendere una laurea è altamente nocivo e pericoloso. E che sarebbe meglio mettere a tacere fin da subito quelle idee di potere che il proprio ego ci insinua nella mente.
E’ anche solo metafisicamente possibile portare a termine una sessione d’esami senza conseguenze negative sia a livello psicologico che fisico? Se qualcuno sa qualcosa a riguardo parli ora o taccia per sempre: perchè sarò io ad ucciderlo con le mie mani dopo aver terminato questi esami.
Perchè non è possibile che da 3 anni a questa parte ogni gennaio/febbario e giugno/luglio/agosto/settembre, nel periodo subito antecedente ad un esame io sia assalita da:
- una fame nervosa degna di un orso bruno a dieta da 3 mesi;
- mani perennemente fredde perchè impegnate a girare pagina al libro o aggiungere un altro paio di post-it ai mille già inseriti;
- nervosismo cronico tale da rendermi la sorella acquisita del famosissimo uomo più calmo del mondo, Mr Hyde;
- sonno pesante a qualsiasi ora del giorno, soprattutto se sui libri;
- cura personale pari a quella di un maiale da ingrasso;
- tachicardia ferma a 95 per giorni;
- ore passate a congelare (o sudare, dipende dalla stagione) su una sedia, a fissare il vuoto, incalcolabili;
- segni di evidenziatore passati venti, trenta volte solo per noia, ancor più innumerevoli…
E le pagine non finiscono mai. E il tempo, al contrario, scorre sempre più veloce.
E finisco per chiedermi ancora: perchè l’ho fatto? Sono davvero così masochista? Non potevo andare a vivere come un’eremita sull’Himalaya ed evitarmi tutto ciò?
No.
Perchè sennò non sarei io.

 

Castelli di rabbia 22 gennaio 2010

Archiviato in: Altro — hysteria88 @ 14:34
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(Alessandro Baricco dicet)

Argh, che rabbia.
Non riesco a sopportare che mi si tenga nascosto un “dettaglio” che alla fine tanto “dettaglio” non lo è, dato che è una bella rogna.
Se ho accettato il lavoro era solo per il bisogno di denaro contante per potermi permettere di continuare l’università, di pagare un’altra rata. Se ho accettato era per fargli un favore, per averlo visto disperato alla ricerca di qualcuno disposto ad aiutarlo. Ed ho accettato, nonostante il tempo che avrei dovuto sottrarre allo studio, ed ora soprattutto agli esami.
Ma diavolo di un bugiardo: da dove sbuca fuori questo corso obbligatorio? Da dove sbuca fuori questa novità secondo cui dovrei sprecare denaro (dato che il posto è a quasi un’ora di treno) e soprattutto TEMPO, che in questo periodo decisamente non ho, senza una precisa motivazione? Un mese fa nessuno ne aveva parlato…ed ora, puff, novità!
Ripeto: non sopporto chi omette determinati particolari soltanto per pararsi il fondoschiena.
Non mi va proprio di stare al loro gioco.
Aaaaah…al diavolo!

 

Sogno una vita diversa, fatta di tanti altri piccoli sogni senza fine 22 gennaio 2010

Archiviato in: Problemi mistici, Serietà — hysteria88 @ 10:36
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Credo di essermi decisamente eclissata, nel vero senso della parola, questa settimana. Gli esami si stanno facendo sempre più imminenti e molto, molto, pericolosi. Più che altro per la mia salute mentale.
Motivo per cui sono qui, ora, alle 9.30 del mattino per tentare di scrivere un post decente che non mi riporti alla memoria di ciò che mi attende dalla prossima settimana. E almeno per uscire qualche secondo da quell’ansia quasi mistica che mi insegue da quando ho visto le date definitive di questa sessione. Che qualcuno mi salvi, vi prego…
Comunque, stanotte, come al mio solito, invece di dormire decentemente, mi sono ributtata nei miei viaggi mentali senza meta, ma soprattutto senza senso. E’ la normalità, per me, d’altronde. Oramai non mi stupisco più delle mie idee strampalate.
E così mi sono chiesta cosa davvero voglio essere/avere/fare/dire nella vita.
Voi vi siete mai chiesti cosa volete davvero dalla vita? Vi siete mai soffermati a pensare a cosa davvero vi aspettate che la vostra vita vi riservi?
Non parlo di sogni utopici o manie extra terrestri.
Parlo di ciò che vi si avvicina di più. Di ciò che voi vorreste diventare.
Ho pensato ad alcune impressioni che ho sentito qua e là e in alcune di esse è il potere la parte principale. Il potere, ergo i soldi. C’è davvero qualcuno, al mondo, che pensa che lo scopo principale della sua vita sia raggiungere l’apice economico o la cosiddetta “poltrona” e lì aggrapparvisi fino allo stremo.
Buon per loro se sono contenti così. Anche se continuo a non capire questa loro scelta di vita. Senza una vera vita.
Sia chiaro: i soldi, purtroppo, servono. E sarebbe davvero da ipocriti affermare che i soldi non danno almeno una parte della felicità. Sfortunamente questo è quello che ci offre la nostra società: se non hai soldi non vivi. Che tristezza.
Ed è qui che ho pensato: e io? Io cosa voglio davvero?
Sono giunta a due conclusioni: che anch’io non riesco a tralasciare tutti quei sogni fantasiosi saturi di follia indegna persino di essere menzionata;  e che, a quanto pare, non ho nemmeno un’idea precisa di quello che voglio. Basta vedere quanto sia in crisi, già un anno prima, sulla scelta da seguire per la laurea specialistica: è preoccupante.
Però di qualcosa sono sicura.

Vorrei diventare davvero una brava fotografa. Non la migliore. Non una plurimenzionata, pluripremiata, pluririchiesta fotografa di fama. Soltanto…una brava cacciatrice di attimi. Vorrei soltanto possedere una buone dose di autocritica che mi faccia sentire più sicura e soddisfatta delle mie capacità. Non sottovalutarmi più, almeno per un’unica parte della mia vita.
Vorrei rendere questo il mio lavoro. La mia meta. La mia gioia di vivere.
Vorrei girare il mondo, con questa passione, e provare a mandare a quel paese questa dipendenza dal denaro. Vorrei visitare ogni singolo angolo di questa nostra Terra e sentire che posso essere felice anche così.
Vorrei sentirmi libera da tutte queste costrizioni e fregarmene di tutto ciò di negativo che mi lascerei alle spalle, qui. Vorrei conoscere nuove culture, nuovi luoghi, nuove persone. E provare che il mondo è anche altrove.
E poi vorrei scrivere un libro sui miei lunghi viaggi. Ma un libro particolare, dove non si parla di me. Ma dove sono gli altri a parlare di loro stessi. Dove le fotografie parlano da sole, senza bisogno di tante lettere a dare una spiegazione. E vorrei che di questo libro fosse pubblicata solo una copia che possa fare il giro del mondo anch’essa, per rivivere di nuovo quel viaggio che porta scritto su di sè.
E poi vorrei portare con me, ad ogni viaggio, una persona diversa. A seconda del luogo che visiterò. E vivere alla mano, senza ansia, senza preoccupazioni materiali, senza pensieri negativi.
Vorrei imparare tante, tantissime lingue. E potermi esprimere senza problemi, senza paura, con chiunque mi capiti attorno.
E poi… poi vorrei fermarmi. E creare la MIA famiglia. Avere dei bambini. E renderli felici. E farli crescere con il rispetto per il prossimo. Dare loro un’infanzia serena, tranquilla, senza paure. Restare lì, ovunque saremmo, e poi tornare a viaggiare. E portare con me i miei figli. E far capire anche a loro che possono essere felici anche con qualcosa che non sia solamente inerente al denaro.
E non ci fermeremmo mai. Perlomeno fino al momento in cui loro vorranno scegliere la loro vita. La vita che vogliono loro. Senza fermarli, senza togliere loro la possibilità di essere liberi.
Ma questa è solo utopia. Chi mai riuscirebbe a vivere e sfamarsi di soli viaggi, di sole fotografie, di un solo libro? Chi potrebbe far crescere un figlio senza un posto fisso dove dargli sicurezza e radici?

Così finisco per aggiustare le mie parole e dire…

Vorrei diventare davvero una brava fotografa. Non la migliore. Non una plurimenzionata, pluripremiata, pluririchiesta fotografa di fama. Soltanto…una brava cacciatrice di attimi. Vorrei soltanto possedere una buone dose di autocritica che mi faccia sentire più sicura e soddisfatta delle mie capacità. Non sottovalutarmi più, almeno per un’unica parte della mia vita.
Vorrei rendere questo il mio lavoro. La mia meta. La mia gioia di vivere. La mia paga mensile. La mia possibilità di sopravvivere.
Vorrei girare il mondo, con questa passione. Vorrei visitare ogni singolo angolo di questa nostra Terra e sentire che posso essere felice anche così.
Vorrei sentirmi libera da tutte queste costrizioni e fregarmene di tutto ciò di negativo che mi lascerei alle spalle, qui. Vorrei conoscere nuove culture, nuovi luoghi, nuove persone. E provare che il mondo è anche altrove.
Vorrei imparare tante, tantissime lingue. E potermi esprimere senza problemi, senza paura, con chiunque mi capiti attorno.
E poi vorrei scrivere un libro sui miei lunghi viaggi. Ma un libro particolare, dove non si parla di me. Ma dove sono gli altri a parlare di loro stessi. Dove le fotografie parlano da sole, senza bisogno di tante lettere a dare una spiegazione. E vorrei che di questo libro venissero pubblicate molte copie che possano raggiungere chiunque non abbia la possibilità di vedere il mondo con i propri occhi. Chiunque non abbia la possibilità di lasciare il suo piccolo mondo.
E poi fermarmi.
Trovare un lavoro in cui posso trasmettere le conoscenze che ho assorbito in tutto il tempo precedente. Un lavoro che mi aiuti a mantenere un collegamento con la vita che ho voluto a tutti i costi vivere. Un lavoro tranquillo che mi permetta di far crescere una famiglia tutta mia. E di riprendere i contatti con tutte quelle persone a cui avevo detto addio prima di andarmene per i miei viaggi.
Vorrei lavorare in un giornale senza politica, senza destra o sinistra, senza tragedie o brutte notizie. Senza fretta, senza corse, senza concorrenze sleali. Vorrei scrivere tante storie di speranza.
Vorrei scrivere un giornale che parli tante lingue e che possa essere letto da tutti. Che possa far felice qualcuno.
Vorrei restare in contatto con il resto del mondo.
Vorrei fermarmi e non partire più.
Perchè, in fondo, il mio sogno sarebbe già stato avverato.

Com’è evidente ho volontariamente omesso le frasi di circostanza del tipo: “aiutare il Terzo Mondo”, “portare la pace nel mondo”, “sfamare i poveri”, “abolire il capitalismo e la voragine che esiste fra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo”, “fermare le guerre”, “dare un lavoro ai disoccupati e un tetto a quelli che non ce l’hanno” ecc ecc..
Credo siano soltanto delle inutili frasi fatte, in primis perchè la maggior parte di queste sono impraticabili, senza il necessario sostegno della comunità internazionale. Ma soprattutto perchè ritengo che se qualcuno vuole fare del bene lo deve fare semplicemente senza sbandierarlo ai quattro venti soltanto per farsi una buona reputazione, per rendersi degno di nota e mettersi apposto la coscienza.
Il bene si fa anche in silenzio: non è una malattia mortale altamente contagiosa.

E voi, invece? Che mi dite di voi?

 

E se piove, basta aprire gli occhi 17 gennaio 2010

Archiviato in: Amicizia — hysteria88 @ 21:17
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Chiudi gli occhi e non pensare. Non pensare a ciò che ti fa male, a ciò che ti toglie il sorriso, a ciò che rischia di rovinare quella flebile serenità che eri riuscita a recuperare.
Chiudi gli occhi e pensa. Pensa che vivi bene lo stesso, che non ti importa startene da parte, che in fondo non è cambiato niente e tu sei sempre stata sola a farti forza.
Chiudi gli occhi. E basta.
Respira profondamente.
E per una volta pensa a te stessa.
E fregatene delle conseguenze.

E non ci penso più.
Ti ho detto “no”.
Ti ho mentito.
Ti ho ripagato con la tua stessa carta.
Sono riuscita ad uscire dal mio guscio di servilismo e silenzio. Sono riuscita a riprendermi le redini. Sono riuscita a tirar fuori un pò di decisione, per una volta nella vita. Nei tuoi confronti.
Può sembrare ripicca. Può sembrare vendetta. Può sembrare un’infantile voglia di sentirsi importante, almeno per una volta.
Ma è solo coscienza della realtà. E rassegnazione. Maledettissima rassegnazione.
Che sia questa, la svolta?
Che sia questo, il nostro definitivo addio?
Chiudiamo tutto qui in un piccolo cassetto, per sempre, anni insieme?